Il fatto è, - riprese, - che quelli che corrono la cavallina quando si prendono una scuffia attaccano a piantar grane, mica vero? E glie lo rinfacciano alla fidanzata.
Be’, perchè l’amore ti mette i bastoni tra le ruote se vuoi correre la cavallina. E allora la fidanzata la deve pagare.
Be’, ci fa capire che la tradisce a destra e a sinistra. E allora la ragazza attacca a piangere e questo a lui mica ci va tanto a genio. Che è normale, perchè a nessuno ci va a genio di far piangere la gente. E allora la lascia.
E poi? - domandò Adamsberg, attento al racconto come se la vecchia gli sciorinasse una specie di straordinaria epopea.
Be’, a quel punto a lui ci girano perchè ha perso la ragazza. Visto che una cosa è correre la cavallina e una cosa è amare. Sono come il giorno e la notte.
- Perchè il giorno e la notte?
Perchè correre la cavallina non fa la felicità dell’uomo. E amare è un bell’impiccio per correre la cavallina. Allora lo sciupafemmine va da una parte all’altra, e in più non è mai contento. Così prima ci va di mezzo la ragazza e dopo ci va di mezzo lui.
- Ma perchè uno corre la cavallina, Clémentine?
Be’, perchè è più facile.
Uno per amare deve darci se stesso,
invece per correre la cavallina mica ce n’è bisogno.
