
Il sesso cancella fette di vita che uno nemmeno si immagina.
Sarà anche stupido,
ma la gente si stringe con quello strano furore
un po' panico
e la vita ne esce stropicciata come un bigliettino stretto in un pugno,
nascosto con una mossa nervosa di paura.
Un po' per caso,
un po' per fortuna,
sapriscono nelle pieghe di quella vita appallottolata mozziconi di tempo dolorosi,
o vigliacchi,
o mai capiti.
Così.
E allora il Signore disse: "Orsu', prendiamo del fango. Orsu', impastiamolo. Orsu'..". Poi ci sputo' sopra, e nacque Adamo. E Adamo, asciugandosi il viso, disse:"Cominciamo bene!". Ma i suoi guai non erano finiti li', perche' il Signore, non ancora soddisfatto, gli face l'anestesia totale e creo' la donna. E Adamo disse:"Signore, manca un pezzettino..". Ma il Signore rispose: "No, questa e' la donna". E Adamo ancora disse:
“Signore, mancano almeno tre etti...Si vede a occhio nudo!”.
Ma il Signore non volle sentire ragioni, e li mise entrambi in un posto cosi' bello che si chiamava come un cinema a luci rosse: Eden.
E allora il Signore disse: “Qui potete mangiare di tutto: carne, pesce, pane e Nutella, fritto misto, pizza margherita, ma non le mele, le mele no, LE MELE NO!”.
E Adamo rispose: “Non ti incazzare...Ci stanno gli aranci che mi piacciono pure di piu'... Mangeremo gli aranci!”. Ed ecco che Adamo si diede a dare i nomi agli animali. E diceva: “Tu ti chiamerai levriero, tu ti chiamerai porco...”. E il maiale diceva:”Ma come?! Quello levriero e io porco? E dove sta la giustizia divina?”.
”E che cosa dovrei dire io, allora?” si lamentava lo scarrafone.
In quella Eva si trovava vicino a un albero; a un tratto si giro' e vide un serpente. E disse: “Che schifo!”. “sei bella tu!” rispose il serpente, che era permaloso.
Ed ecco che prese a parlare ad Eva con voce suadente: “Le mele fanno bene, contengono le vitamine, una mela al giorno leva il medico di torno, meglio farsi una mela che farsi le pere... Se mangerete di questo frutto diventerete intelligenti”.Ed Eva disse:”Ma noi siamo gia' intelligenti!”. E il serpente guardo' Adamo e disse: “Chillo e' n'ora che va parlanno co' nu porco... Ti pare intelligente?”.
“E' vero” rispose Eva, e sputo' in faccia ad Adamo.
“Che brutta giornata”disse Adamo.”Sono stato appena creato e gia' mi hanno sputato in faccia due volte”. Ed Eva gli offri' una mela, ma Adamo rispose: “La mela no, costa un'ira di Dio!”.
Ma Eva minaccio' di portarlo in un ristorante cinese, e Adamo accetto' la mela. E mangiarono il frutto proibito.
Ed ecco che arrivo' il Signore e disse: “Vi caccio, quant'e' vero Dio!”. Ed Eva suggeri' piano ad Adamo: “Diciamogli che siamo atei!”. Ma Adamo scosse la testa: “Non posso, lo conosco personalmente”, e si copri' il viso per evitare che qualcuno gli sputasse in faccia.
E il Signore disse: “Donna, tu partorirai con gran dolore. Uomo, tu lavorerai con gran sudore, ammesso che troverai lavoro. E la Terra produrra' spine e sofferenze”.
E Adamo disse: “Ma santo Dio, tutto questo per una mela?Domani te ne porto un chilo...”.
“Non e' la mela,” disse il Signore “e' una questione di principio: oggi la mela, domani la collezione di francobolli, che figura ci faccio di fronte alla gente?”.
”Ma se non c'e' nessuno!”disse Adamo, ma il Signore fece finta di non sentire e sventolando il cartellino rosso se ne ando' dicendo: “A me!”, che in antica lingua divina vuol dire “Addio!”, ma nessuno lo capi'.
E Adamo ed Eva abbandonarono il Paradiso terrestre, e affittarono una caverna: due stanze, servizi e cucina abitabile, contratto uso foresteria.
E Adamo chiese a Eva:”Ti ha detto nulla la mamma?”, ma subito aggiunse: “Ah gia', la mamma sono io!”.
E dovettero procedere per tentativi: prima un dito in un occhio, poi un piede in bocca, poi un ginocchio nell'orecchio... Fin quando si conobbero in senso biblico.
E Adamo disse: “E' stato un piacere conoscerti, bambola, a te cosa e' sembrato?”. “Certo meglio di quando mi hai infilato il gomito sotto l'ascella... Comunque, per essere uno appena uscito dall'eternita', ci hai messo proprio un attimo!”.
E quella notte Eva rimase incinta. E Adamo disse: “Che iella, alla prima botta!”. Ed Eva disse:”Potevi starci almeno attento, pensi solo a te stesso!”.
E fu cosi' che fu gettato il seme del primo uomo e anche quello della prima incomprensione. Ed Eva si gonfio' sul ventre. E Adamo disse: “Prova con due dita in gola”. Ma Eva disse: “Non e' lo stomaco, questo e' un figlio... Dobbiamo pensare al nome da dargli!”.
E Adamo disse: “Se esce da dove sono entrato io, lo chiamiamo Houdini!”.
E nacque Caino, e Adamo lo guardo' e disse: “Come e' piccolo! Io appena nato non ero cosi' piccolo”.
E Adamo volle conoscere di nuovo Eva.
E il Signore vide e chiamo':”Adamo!”.E Adamo, che stava conoscendo Eva proprio in quel momento, disse: “Questa e' la segreteria telefonica di Adamo. Non sono in casa...”.E il Signore disse: ”Adamo, non fare il cretino, e smetti di fornicare”.”E va be', e le mele no, e fornicare no... Tu hai bisogno di uno psicanalista!”.
E per questa distrazione Eva rimase incinta per la seconda volta, e Adamo disse: “A proposito, Signore, non e' che potresti creare la farmacia? Sai come vanno le cose: far bene la conoscenza fa bene alla conoscenza”. Ma Dio non creo' la farmacia, ed Eva non volle piu' conoscere Adamo. E quando Eva voleva conoscere, Adamo aveva mal di testa.
E non si trovarono mai piu' d'accordo su questo argomento, e questa fu la vera maledizione per l'umanita'.

C’è un segnale inequivocabile. Un’azione apparentemente innocua.
Un piccolo gesto che annuncia che... ok, hai cominciato finalmente a prendere la tua vita tra le mani.
È quando riesci a dire al tuo parrucchiere che il taglio che ti ha fatto fa schifo. Che persino la cavia peruviana di tua cugina è pettinata meglio.
Che la frangia non te l’ha scalata, te l’ha mozzata come la coda di un mulo e che, per non dare nell’occhio, non ti rimane che ragliare.
Che se quella che ti ha fatto è una tinta, che vada pure
a graffitare le metropolitane di Milano.
Che persino le siepi di agrifoglio tremerebbero all’idea di farsi potare da lui.
Prima o poi ci farò un libro: Lo Zen e l’arte di mandare
a stendere il tuo parrucchiere.
Devo spiegarlo io?
I capelli di una donna sono il termometro della sua anima.
Quando una purilla sta male, cosa fa?
Va dal parrucchiere.
Prima ancora che dall’analista.
Mette quel che ha di più vuoto tra le mani del coiffeur e si abbandona fiduciosa.
E magari, all’improvviso l’incoscienza, gli dice la fatidica frase: «Fai tu».
Dire a un parrucchiere «fai tu» è un po’ come decidere di fare boungee jumping senza elastico.
Armato solo del suo ego colossale, come un boia al patibolo, lui darà mano alle forbici e taglierà.
Quei bei tagli asimmetrici, sfilacciati, impettinabili, portabili al massimo in sfilata a Milano Collezioni.
E mentre mieterà e falcerà, ti dirà: «Tesoro, sei bellissima.., ti mancano solo le ali per essere un angelo...», e tu penserai: “Ho le scapole alate, andrà bene lo stesso?”.
E soprattutto: “Quanto ci metterà mai un capello a ricrescere? Un mese? Un anno? Un decennio?”.
Meglio così, comunque, che scegliere l’acconciatura sfogliando quei tremendi giornali che trovi solo dai parrucchieri, stampati in una specie di segreta tipografia di categoria.
Un misto di teste a pera e tagli da Basil l’investigatopo.
E poi c’è il tocco finale. Una volta bastava la lacca a inchiodarti le chiome come Marion Cunningham di Happy Days.
Adesso si va di gel, olio, schiuma, silicone... E così esci dal negozio che ci hai i capelli unti come dopo una settimana di influenza.

